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Questa Redazione, pur non condividendo sempre e necessariamente tutte le dichiarazioni degli autori nei testi citati, reputa che esse siano comunque utili fonti di informazione e riflessione.

Non omologati in alcun schieramento, in rispetto della libertà di pensiero e d'espressione garantite costituzionalmente, riteniamo irrinunciabile e giusto dare spazio a molte voci del dissenso, altrove negate.

SUD ITALIA, DAL 1861 COLONIZZATO

http://www.youtube.com/user/cochise1787

 

http://www.youtube.com/watch?v=pXQibFU3Qbg&feature=player_embedded

 

Da oltre un secolo gli italiani sentono parlare dell'Unione d'Italia. I libri di scuola raccontano una storia farcita di fatti che, anche quando erano intrisi della più feroce disumanità, sono dipinti come una necessità vitale per il progresso della democrazia e della civiltà che condusse alla realtà attuale.

La vittoria arrise ai garibaldini. Garibaldi propiziò la vittoria con un'abile mossa strategica. La prima parte dell'impresa aveva avuto un ritmo rapidissimo, non solo per l'eroismo dei volontari ma anche per la partecipazione della popolazione, e in particolare dei "picciotti" divenuti giustamente famosi. concentriamoci sui risultati di tale spedizione. Questi ebbero un riscontro immediato nell'acuirsi di una serie di gravi problemi sociali. I dati a disposizione sulla reale situazione dell'Italia Meridionale sono contraddittori.

Nei testi ufficiali si punta il dito sulla disoccupazione; Le Due Sicilie erano lo Stato preunitario più prospero, nel quale l'emigrazione era sconosciuta e la cui popolazione non aveva alcun desiderio di unirsi alla restante parte della penisola. La sua posizione strategica al centro del Mediterraneo e la sua politica di fiera indipendenza cozzavano contro gli interessi delle grandi potenze europee e dei Savoia. Se i vertici dello Stato non furono capaci di arginare una unità d'Italia, una invasione, la piemontesisazzione imposta con la forza dei cannoni e del denaro corruttore, ci pensò il popolo a reagire con una guerriglia durata oltre dieci anni, che però è stata definita, in questo caso, "brigantaggio".

Ma, per quanto ci riguarda, il fatto più interessante fu come cominciò l'accumulazione della ricchezza a favore del Nord d'Italia. A fronte dell'occupazione dei territori vi furono da subito una serie di conseguenze sulla struttura sociale ed economica del Meridione attraverso atti tendenti a muovere ricchezza a favore di un'accumulazione di questa nel Nord d'Italia: L'Opificio Reale di Pietrarsa è al momento dell'unità la più grande fabbrica d'Italia. Ma quando il governo unitario avvia il programma di ampliamento delle ferrovie le commesse per i binari sono affidate a industrie francesi.

Il 15 Ottobre del 1860 fu promulgato dal governo pro-dittatoriale di Garibaldi il decreto di concessione per la costruzione di strade ferrate in favore della Società Adami e Lemmi di Livorno; le precedenti convenzioni furono annullate anche se i lavori erano a buon punto.. Per quanto riguarda la produzione tessile, dopo l'unità, il Sud ha in quel settore una grossa crisi dovuta, come si vedrà, alla concorrenza estera, aggravata dalla legge sul corso forzoso del 1866. Invece il Nord sarà sostenuto economicamente dallo Stato.

Quando nel 1887-88 il protezionismo chiuderà gli sbocchi esteri, l'agricoltura del Sud subirà un colpo mortale: essa non era infatti un'agricoltura di sussistenza e autoconsumo, bensì mercantile, destinata all'esportazione. Nel 1886 giunsero i piemontesi [...] che vendendo le proprietà demaniali, lasciarono terre e boschi, pascoli e frutteti in mano ai ricchi borghesi non "compromessi" coi Borbone ... incrementando così il latifondo [...]. 11 Nel Regno d'Italia accentramento politico e concentrazione di ricchezza procedono di pari passo [...] Sereni calcola che i proprietari [...] nel 1861 sono 191 ogni 1000 abitanti, nel 1881 ne restano 118!! La politica fiscale perseguita dallo Stato unitario fu un caso di vero e proprio drenaggio di capitali che dal Sud andarono al Nord. La pressione fiscale in agricoltura crebbe sotto i Piemontesi e crebbe in maniera difforme, non equa.

Così, mentre nelle Due Sicilie si pagano 40 milioni d'imposta fondiaria, nel 1866 se ne pagheranno 70, contro i 52 del Nord. La sperequazione è anche più evidente se si considerano le aliquote per ettaro: nelle province di Napoli e Caserta si pagano L. 9.6 per ettaro contro la media nazionale di L. 3.33. Lo stesso avviene per le tasse sugli affari che incidono per L. 7.04 pro capite in Campania, contro 6.70 in Piemonte e 6.87 in Lombardia. [...] Il debito pubblico pro-capite degli Stati sardi era il quadruplo di quello dell'Antico Regno ed il Sud fu costretto ad accollarsi centinaia di milioni spesi dal Nord. [...] La media pro-capite [per le spese pubbliche] fu di L. 0.39 nel Mezzogiorno continentale (L. 0.37 in Sicilia) contro la media nazionale di L. 19.71. [...] Gli appalti sono concessi quasi esclusivamente al Centro-Nord e così pure le società con monopoli, privilegi e sovvenzioni sono al Centro-Nord.

Eppure, per fare un esempio, di una Napoli sprofondata nella miseria e nel sudiciume come documentano le foto dei testi di scuola 15 qualcuno, in tempi non unitari, aveva dato ben altra descrizione:

Lo splendore della Corte e della società napoletana era proverbiale; Napoli era tra le metropoli più popolose, veniva definita da Herman Melville come "la città più allegra del mondo, scintillante di carrozze, quasi non riesco a distinguerla da Broadway, la vera libertà consiste nell'essere liberi dagli affanni ed il popolo pare veramente aver concluso un armistizio con l'ansia e suoi derivati".

Senza parlare della situazione economica del Regno delle Due Sicilie in confronto al resto della futura Italia:

Il capitale circolante delle Due Sicilie era più del doppio di quello di tutti gli altri Stati della penisola messi insieme; il debito pubblico era completamente garantito [...]; il rapporto tra debito, con interessi, e prodotto interno lordo era il 16% [...] in Piemonte era del 75%. 17

E' forse da mettere in dubbio l'Unità d'Italia o il modo e i fini per il quali essa fu intrapresa? Una risposta la dà un certo Fortunato Giustino in una lettera al Croce del 1923:

Non disdico il mio 'unitarismo'. Ho modificato soltanto il mio giudizio sugli industriali del Nord. Sono dei porci più porci dei maggiori porci nostri. E la mia visione pessimistica è completa.

Sono gli stessi industriali che, incentivando la costruzione di sempre nuovi stabilimenti al Nord, favorirono la continua emigrazione dal Sud della forza lavoro necessaria, quando questa non era già partita per le Americhe. E' emblematico come le guerre per l'Unità dell'Italia portarono ad una disperata emigrazione: sia al Sud, ma anche nelle regioni del Veneto non appena questo fu annesso all'Italia nel 1866. La causa fu il protezionismo del Governo italiano che vide la risposta negativa dei Paesi esteri, come la Francia che alzò i dazi sui prodotti agricoli importati dall'Italia. Ciò impoverì le masse agricole, e di conseguenza quelle artigiane che furono costrette ad emigrare, mentre nel Piemonte e Lombardia industrializzati questo fenomeno ebbe ben minore risonanza.

L'Unità d'Italia non fu condotta da un migliaio di persone, ma finanziata dalla massoneria e per soddisfare nuovi equilibri nel Mediterraneo richiesti dall'onnipresente Inghilterra. Un'unità che, al solito, passò attraverso esemplari massacri e sproporzionate perdite tra le parti:

Furono distrutti 51 paesi; ricordiamoli, simboli di tanta tragedia, Casalduni e Pontegandolfo; il 14 agosto 1862 le truppe piemontesi circondano ed attaccano questi due inermi paesi del Sannio. Non c'erano Briganti, solo donne, vecchi e bambini: tutti ugualmente massacrati con violenza e furono più di 900 i morti. Tra il 1861 e il 1872 vennero uccisi 266'370 guerriglieri ed oppositori politici a fronte di 23'013 perdite piemontesi. 20 Senza menzionare le depredazione fatte, gli ingenti bottini dei vincitori che finirono a rimpinguare le banche del Nord.

Così che lo stesso Giuseppe Garibaldi ebbe a scrivere nel 1868:

"Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili. Sono convinto di non aver fatto male, nonostante ciò non rifarei oggi la via dell'Italia meridionale, temendo di essere preso a sassate, essendosi colà cagionato solo squallore e suscitato solo odio".

Così il Sud visse dal 1860 solo una triste storia, fatta di emigrazioni e penosi aiuti statali che a niente servirono a rilanciare la sua economia. Solo se consideriamo i fatti alla luce della teoria della piramide, possiamo capire perché ancora adesso il Sud d'Italia soffra di una povertà che non dovrebbe essere concepibile in un Paese tra i più ricchi del Mondo. 

L'espansione di conquista da parte del Regno Sabaudo non si tramutò mai in scissione come accadde per gli Stati Uniti nei confronti della madre patria. I nativi del sud non furono relegati in riserve, così nessuno del Nord si impadronì dei territori dove trasferire le proprie imprese e attività. Fu fatta solo opera di drenaggio delle ricchezze mobili (denaro e beni preziosi), soffocamento della concorrenza commerciale e industriale con conseguente sviluppo della disoccupazione che avrebbe fornito manodopera a basso costo per le industrie del Nord e d'oltreoceano.  

E' la storia dell'Unione dell'Italia che non può essere riscritta diversamente se non si vuole cadere in incomprensioni, fanatici razzismi, contraddizioni storiche e logiche.

 

Fonte: http://www.youtube.com/user/cochise1787

Link singolo: http://www.youtube.com/watch?v=pXQibFU3Qbg&feature=player_embedded

 

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